venerdì 6 maggio 2011

Come finiscono i dittatori

Hitler si suicidò nel suo bunker il 30 aprile 1945, insieme alla storica amante Eva Braun che aveva sposato il giorno prima. Aveva 56 anni. Come parte delle sue ultime volontà, ordinò che il suo corpo venisse portato all'esterno e bruciato. Nel suo testamento, scaricò tutti gli altri leader nazisti e nominò il grandammiraglio Karl Dönitz come nuovo Presidente del Reich e Joseph Goebbels come nuovo Cancelliere del Reich. Tuttavia quest'ultimo si suicidò il 1º maggio 1945 insieme alla moglie dopo aver ucciso i suoi sei figli. L'8 maggio 1945, la Germania si arrese. Il "Reich millenario" di Hitler era durato poco più di 12 anni.

Mussolini, secondo la versione ufficiale, fu fucilato assieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra, in via XXV maggio (di fronte a Villa Belmonte), a 21 km da Dongo.

Stalin, ormai in età avanzata, subì un colpo apoplettico nella sua villa suburbana di Kuntsevo la notte tra il 1º e 2 marzo 1953, ma le guardie di ronda davanti alla sua camera da letto non osarono forzarne la porta blindata fino alla mattina dopo, quando Stalin era già in condizioni disperate: metà del corpo era paralizzata e aveva perso l'uso della parola. Morì all'alba del 5 marzo, dopo aver dato per diverse volte segnali di miglioramento.

Francisco Franco l'8 giugno 1973 lasciò la carica di Primo Ministro a Luis Carrero Blanco, che però fu ucciso in un attentato il successivo 20 dicembre.
Due mesi prima di morire, Franco cestinò una lettera di Papa Paolo VI che gli chiedeva clemenza verso otto condannati alla pena capitale per reati politici.
Franco soffriva di parkinson da anni e questa malattia lo tormentò fino alla morte nel 19 novembre 1975, anche se come data ufficiale fu scelta il giorno 20 per farla coincidere con quella della morte di José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange spagnola.
È sepolto nella Valle de los Caídos, non lontano dal Monastero dell'Escorial, di Madrid.
Franco è venerato come santo dalla scismatica Chiesa Palmariana.

Augusto Pinochet Dall'età di ottantatré anni ha vissuto nella sua villa di Santiago, afflitto da problemi di salute ed inseguito dalla giustizia cilena per le atrocità commesse durante gli anni in cui governò il Paese. Pur essendo finito per ben quattro volte agli arresti domiciliari (l'ultima delle quali il 30 ottobre 2006 per i crimini avvenuti nel centro di detenzione clandestino Villa Grimaldi) riesce ad evitare fino alla fine un processo vero e proprio.

Pol Pot nel 1997 giustiziò il suo braccio destro di sempre, Son Sen, per aver voluto giungere ad un accordo con il governo, ma poi egli stesso venne arrestato dal capo militare dei Khmer Rossi, Ta Mok, e venne condannato agli arresti domiciliari per il resto della vita. Nell'aprile 1998, Ta Mok fuggì nella foresta a seguito di un nuovo attacco dei governativi, e portò Pol Pot con sé. La notte del 15 Aprile 1998, il programma radio "La voce dell'America", che Pol Pot ascoltava regolarmente, annunciò che i Khmer Rossi avevano accettato di consegnarlo ad un tribunale internazionale. Secondo la testimonianza di sua moglie, morì nel suo letto quella stessa notte. Il suo subordinato Ta Mok annunciò che la morte era dovuta ad un infarto. Nonostante la richiesta del governo cambogiano di ispezionare il corpo, esso venne cremato pochi giorni dopo a Anlong Veng, nella zona ancora sotto il controllo dei Khmer Rossi; ciò provocò forti sospetti che Pol Pot si fosse suicidato o fosse stato avvelenato.

(tutte le voci sono tratte da wikipedia)

Abbiamo visto in questi giorni cosa è successo a Osama bin Laden, che pur non potendosi definire un dittatore come i personaggi qui sopra, ha certamente lasciato le sue macabre impronte nella storia recente.
Tutti questi personaggi sono usciti di scena in maniera assai comoda perché morti nel proprio letto, per "incidenti" con armi da fuoco, o perché si sono suicidati per non rispondere davanti all'umanita dei propri misfatti. Riuscire a processare e mettere in galera chi si macchia di gravi colpe è utile come esempio e ammonimento per quelli che verranno dopo. Per questo, e anche per non dare adito alla solita dietrologia, avrei la pretesa che Obama in merito alla fine di Osama bin Laden, metta a disposizione dei mass media il materiale (foto e video) che documenta l'operazione avvenuta in Pakistan 5 giorni fa. Quindi faccio mie le parole del regista Roberto Faenza in una lettera aperta al Presidente USA pubblicata il 4 Maggio su "il Fatto Quotidiano".


Presidente Obama, ci risponda

di Roberto Faenza

Lettera aperta sulla fine di Osama Bin Laden: troppe contraddizioni e troppi punti oscuri sull’uccisione dello sceicco del terrore. E le scene di gioia osannanti per le strade americane suonano sinistre


Justice has been done”. Con queste parole, caro Presidente Obama, Lei ha annunciato al mondo la morte di Osama Bin Laden. Chi Le scrive è un suo supporter. Lo prova una serie di articoli scritti in suo favore su questo stesso giornale nei mesi scorsi mentre mi trovavo a lavorare in America. Nel mio piccolo mi sono anche speso per contribuire alla sua campagna elettorale, come continuerò a fare nel 2012. Mi sento in dovere di rivolgerLe questa lettera aperta per chiedere chiarimenti sulla
“operazione del secolo”, come è già è stata definita. Il reportage del New York Times descrive i particolari di come è stata condotta dall’esercito insieme alla Cia, salvo poi contraddirsi. La prima
cosa che balza agli occhi a chi di queste cose s’intende è che, se veramente si fosse voluto catturare e non ammazzare il capo di Al Qaeda, sarebbe stato fattibile.
UNA PRIMA domanda: il video che mostra i preliminari dell’attacco è autentico o è una simulazione? Ove fosse autentico, perché si interrompe al momento dell’irruzione nel compound dove si nascondeva Osama? Perché mostrare la stanza vuota e le suppellettili sanguinanti dopo l’azione e non anche durante? Non pensa, Presidente, che in nome della trasparenza sarebbe stato più giusto seguire ogni istante dell’assalto? Se non altro per certificare se le cose sono andate davvero come è stato riferito. Avremmo potuto verificare se è vero che Osama ha fatto fuoco con i suoi pretoriani, provocando la risposta armata. Così è stato detto nelle prime ore, per venire poi smentito.

Allo stesso modo, avremmo potuto essere certi dell’ineluttabilità della morte di mogli e figli del super ricercato. Dove sono finiti i loro corpi? Viviamo nell’era di internet, dove tutto viene controllato da milioni di persone. Quando lo schermo si oscura e compare un buco, la gente comincia a diffidare. Il rischio di non credere alle spiegazioni ufficiali è di gran lunga più dannoso. In avvenire sarà più devastante di qualsiasi efferatezza possa essere accaduta. Abbiamo seguito in diretta l’orribile impiccagione di Sadam Hussein, ripresa dal telefonino di un addetto all’esecuzione.
Perché oscurare la morte di Bin Laden? Sarebbe anche interessante sapere se almeno Lei, Presidente, ha avuto modo di verificare le riprese delle singole sequenze. Non sarò io a ricordarLequante volte l’intelligence ha mentito ai Presidenti e all’opinione pubblica. Basterebbe ricordare il Watergate, o il rischio di una terza guerra mondiale al tempo della Baia dei Porci, per non dire delle sconcertanti operazioni Cia affidate non molto tempo fa a Roma a un capo stazione notoriamente affetto da etilismo.

Osama vivo, avrebbe dovuto subire un processo. Non sarebbe stato più equo della sua morte? Forse il mondo avrebbe potuto ricevere una risposta al suo effettivo coinvolgimento nell’eccidio delle Due Torri. Il processo di Norimberga ha fatto luce su molti crimini nazisti. Perché non affidare alla forza della giustizia anche questo caso? O è proprio l’oscuramento di qualche scomoda verità alla base dell’eliminazione fisica del nemico un tempo amico degli Stati Uniti? Meglio non sapere? Per esempio: chi ha ospitato Osama nel compound in cui viveva protetto? E chi lo ha tradito? Sin qui i legittimi dubbi sulla meccanica dell’operazione. Ancora più oscure le fasi successive. Cosa sia avvenuto dopo l’irruzione nessuno lo sa. Il Washington Post scrive che il luogo dove è stato “sepolto” Osama è un mistero destinato a rimanere segreto per sempre. Ora tutti ci interrogheremo sui particolari della cerimonia funebre. Se non fosse un dramma, come certamente appare ai credenti musulmani, varrebbe la pena di citare “Il Dottor Stranamore ”, il film di Stanley Kubrik che irride alla follia dei militari. IL RITUALE a bordo della portaerei Wilson, fortemente criticato dai custodi della fede, il corpo del morto purificato avvolto in un lenzuolo, poi gettato in mare. Una fine degna della fantasia più efferata. Si dirà che una sepoltura avrebbe potuto edificare il mito di Osama. E’ così debole la ragione da avere paura dei miti? E non sarà proprio tanta segretezza ad alimentare le peggiori intenzioni, facendo di Osama un nuovo martire? Davanti alla morte di un uomo, un cristiano non si può rallegrare, ha dichiarato Padre Lombardi, portavoce del Vaticano. Le scene di gioia osannanti per le strade americane suonano sinistre. Chi verrà colpito next? Il pensiero corre a Tripoli. In Italia c’è un pio elenco di quanti vorrebbero cancellare al più presto le proprie colpe insieme a Gheddafi. Premier e ministri genuflessi sino a poche settimane fa. Industriali, banche e società di calcio che hanno attinto ai suoi capitali. Vogliamo ricordare le autorità accademiche che hanno ospitato la sua lezione di democrazia all’università Sapienza di Roma? E le belle ragazze che hanno sfilato nella tenda beduina? Tutti costoro sono in trepida attesa. Già li sentiamo gridare:
Forza Cia, fa secco anche Gheddafi, liberaci dal male, noi siamo innocenti!
 

3 commenti:

PaoloVE ha detto...

Buongiorno,

Sarò anche cinico, ma sono d'accordo con Obama, e non per rispetto del morto o per la prevedibile crudezza delle immagini.

Spero che possa valere l'equazione niente immagini = niente martire = niente mito = niente emulatori e discepoli.

In fondo, dopo un primo momento, anche al qaeda ha ammesso il colpo.

E non mi formalizzerei particolarmente sulle modalità dell'uccisione: davvero possiamo pensare che si possa chiedere ad una pattuglia in territorio nemico di stare a sottilizzare sulle modalità operative? Abbiamo una vaga idea di quali rischi corresse un militare americano nella tana di Bin Laden?

Spero anzi che alcune illazioni, vere e verificabili o meno, possano ulteriormente servire a dissuadere qualcun altro dalla Jihad: che se ne farà il martire Osama di 72 vergini che lo attendono trepidanti nel paradiso riservato a che combatte gli infedeli, se ha lasciato ad Abbottabad lo sciroppo d'avena che utilizzava come surrogato del Viagra?

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Caro Paolo,

il mio pensiero invece è centrato sul fatto che chi commette un abominio spesso riesce a trovare la porta di uscita più comoda invece di servire da ammonimento ed esempio per tutti gli altri. Per questo credo che, per i personaggi che ho citato nel post ma non solo loro, e loro emuli la lezione migliore possa venire da una comunità internazionale che, finalmente concorde, sappia mettere loro il sale sulla coda, fargli fare un regolare processo, e al termine condannarli alla galera.

PaoloVE ha detto...

Su questo sono perfettamente d'accordo con te, ma è difficile da ottenere quando hai finanziato in funzione anti russa / anti iraniana o baciato le mani a metà di questa gente.

A quel punto rimane solo la possibilità di far vedere che si muore male: appesi al tetto di un distributore al fianco del cadavere della propria amante, linciato dalla folla come Ceausescu, impiccato in uno squallido buco come Saddam Hussein, oppure...

Ciao

Paolo