domenica 19 giugno 2011

Pierluigi Battista dove hai vissuto finora?

Nel Blog di Santalmassi ho letto questo editoriale di Pierluigi Battista

Se Silvio Berlusconi volesse dimostrare di saper ancora esercitare una parvenza di leadership sul suo mondo traumatizzato da due disfatte consecutive, dovrebbe in primo luogo tenere a bada il lessico incontrollato di un centrodestra (linguisticamente) allo sbando...

Caro Battista,
Quando parla di lessico incontrollato del centrodestra io la trovo patetica. Questi lo usano da anni contro tutti coloro che contestano, irridono, criticano i modi di fare di B. che doveva per primo l'esempio e invece non si è mai risparmiato nulla, di La Russa, Santanché, Gasparri, Bossi, Calderoli, Borghezio, , oltre di quelli dei da lei citati Brunetta e Straquadanio. Dove ha abitato in tutti questi anni? Hanno detto e fatto come se il paese fosse loro, come se loro fossero i padroni, e non degli eletti incaricati da tutti anche da chi non li ha votati, e che legittimamente li critica, di governare e non di comandare un paese. Proprio a coloro che criticavano, vedi appunto la vicenda di qualche giorno fa di Brunetta, si dovevano delle valide risposte mai arrivate. E invece al loro posto solo pernacchie, offese, spallucce. Delle persone serie che avevano a cuore il bene comune, non avrebbe fatto come Brunetta che gira i tacchi prima di ascoltare cosa avesse da dire quella precaria. E così la politica funziona da 17 anni. Mai una risposta.

domenica 12 giugno 2011

Lovelock ha fatto crash!


Sono linuxiano quasi della prima ora. La mia prima distribuzione linux l’ho acquistata nel 1994. Una Slackware. Era una distribuzione assai potente e leggera e lo è tutt’ora perché, anche se non la uso più, lo è per via del fatto che non ha alcun gestore di pacchetti, e quindi installa i programmi precomilati che sono archiviati tramite il formato tar.gz (almeno è un po’ di tempo che non la provo più una slackware. Quasi quasi mi rivolgo a VirtualBox…), permettendo cosi di evitare di installare un sacco di inutili file. Il grosso problema di allora era che quasi non esistevano interfacce grafiche per la gestione e la configurazione dell’hardware e così dovevi fare tutto a mano editando i giusti file per poter per esempio, usare la stampante, o per montare la partizione del disco che era usata win 3.11 e dos e per configurare l’accesso ad internet tramite modem. Sono passati quasi 25 anni, più di un era nell’informatica. Qualche tempo dopo usci la Release 5.2 di Red Hat e fu per me feeling a prima installazione. In quella distribuzione, che trovai nel CDROM allegato alla rivista inter.net, oltre al browser Netscape 4, cominciarono ad apparire i primi strumenti grafici di gestione del sistema scritti in tcl/tk, che permettevano di configurare facilmente la stampante l’accesso ad internet, e soprattutto c’era, cosa non da poco, l’rpm ovvero il “Red hat Package Manager”, che aiutava nella gestione dell’enorme quantita di software che veniva fornito nel CDROM. insomma la RH 5.2 era una vera bomba per i tempi.

Sono passati quasi 20 anni e da quei momenti ne è passata di acqua sotto i ponti: Red Hat ha messo nelle mani di una community lo sviluppo della sua distribuzione e di derivare da questa la sua release commerciale. Questo fork ha preso il nome di Fedora e siamo, nel giugno 2011, giunti alla versione 15. Tutto questo per far sottolineare che sono un utente da sempre entusiasta di linux e di Fedora. Così si può meglio immaginare la cocente delusione avuta installando e utilizzando la nuova release. Vi avevo installato sia KDE che la nuova GNOME 3 (che è l'ambiente di default in Fedora), i 2 ambienti desktop più interessanti nel mondo linux, ma questi andavano continuamente in crash. E per quel poco che riuscivo a farla funzionare si palesano enormi problemi di rendering del desktop. Le ho provate di tutte: Provare sia KDE che Gnome, provare sia i driver ufficiali per la mia scheda grafica Nvidia, o i nuovi neuveau. Niente da fare.
Morale: Sono tornato alla release precedente.

martedì 7 giugno 2011

Perché sono per la gestione esclusivamente pubblica dell’acqua


L’amico blogger Feliciano, a proposito di referendum, scrive per quello che riguarda i 2 quesiti sull’acqua:
“… In ogni caso, su quei due quesiti io non avrò problemi.
Li avrò, invece, sugli altri due che riguardano l’acqua. Alla fine ho deciso che voterò sì, ma non è stato un percorso lineare.
Il fatto è che io ho sotto gli occhi quando avviene dalle mie parti. Uno è una società che al 52% è detenuta dal comune (di centrodestra) nel quale risiedo e per il restante 48% da privati (uno dei due è pure straniero) e, tutto sommato, c’è poco da lamentarsi per la sua attività, le tariffe sono tra le più basse in tutta la regione. L’altro gestore è detenuto al 100% da Comuni (in maggioranza di centrosinistra) che si trovano nel resto della provincia e in una limitrofa: i cittadini non ne sono affatto contenti, le tariffe non sono così basse, ci sono parecchi problemi da risolvere. Insomma, sarà un caso, ma dalle mie parti il modello virtuoso è quello che il referendum tenderebbe ad abrogare.”

Per come la vedo io l’acqua è un bene primario e un servizio efficiente deve distribuire l’acqua a tutti i cittadini, provvedere alla manutenzione della rete e al suo ammodernamento, e al cittadino dovrebbe essere fatta pagare una bolletta che comprenda in questa il consumo del bene, la spesa per la gestione della rete e del personale relativo, insomma non dovrebbe generare alcun profitto. Alla fine della solfa, se il servizio pubblico fosse efficiente, dovrebbe risultare che:

incassi bollette – spese per gestione, manutenzione, investimenti,  personale = 0

e questo mal si concilia con la gestione della rete da parte dei privati che giustamente si prenderebbero questa briga solo se c’è un guadagno che finirebbe con l'incidere sulla bolletta dell’utente. Quando Feliciano sostiene che le tariffe sono le più basse della regione, come nel primo caso da lui citato, siamo sicuri che, se fosse il servizio esclusivamente pubblico e gestito lo ripeto, con efficienza, quelle bollette non sarebbero ancora più basse?
E’ colpa dei cittadini se ad esempio nella regione in cui abitiamo, la Toscana, ci sono 10 ATO?
Per esempio, è successo nel mio condomino, che se chiami il gestore della rete idrica della mia zona perché c’è una perdita a monte dei contatori questi ti rispondono che il problema riguarda il condominio stesso. Probabilmente ci sono delle ragioni particolari che non conosco se il gestore non vuole intervenire all’interno di un condominio, ma quell’acqua perduta non è pagata da nessuno e questo si traduce in uno spreco di un bene pubblico. Non dovrebbe quindi essere interesse del gestore, e in ultimo della collettività, intervenire in questi casi?

Per come la vedo io le risposte sono da ricercare, nel primo quesito nella pervasività della politica che ha generato dei “poltronifici” per trombati – mi dispiace dire questo ma è la realtà della mia regione e ho la pretesa che il presidente Enrico Rossi, che già aveva sollevato il tema, batta un colpo su questo - con gli ATO e dei “postifici” nelle aziende idriche, e nel secondo nella complessità burocratica, i famosi lacci e laccioli, che impediscono in questo paese che non si riesca a muovere foglia senza che si generi un terremoto. Penso che le bollette dell’acqua, della luce (vedi voce in bolletta fonti rinnovabili e assimilabili), del gas, e dei rifiuti siano care per colpa della politica che si occupa di altro invece di dettare le giuste regole alla colletività.

Ecco quindi che se vogliamo che il nostro paese rialzi la testa bisognerà mettersi in testa che bisogna rimboccarsi le maniche per far si che la politica torni a fare l’interesse, non dei suoi adepti, ma della collettività e che sia in grado di dargli nuove e più efficienti regole. 

UPDATE DOVEROSO in quanto l'amico blogger PaoloVE ha pubblicato un post che dal mio punto di vista è ben approfondito e articolato.